L'Italia in rosso: più violenza, più reati.
Sull'ultimo
numero di questa mia rubrica, prima della pausa per le festività natalizie,
avevo ritenuto opportuno, comunque, inviare gli auguri ai componenti della
"Commissione Straordinaria" che regge il governo della città, in
questo modo: "Nonostante
tutto: auguri commissari, che il nuovo anno vi possa portare lontani da Afragola,
in qualche altro ruolo molto più gratificante per voi, ma lontano da una città
che merita gli amministratori che democraticamente si è scelta".
Un
augurio, il mio, che conteneva diversi elementi di valutazione sulle questioni
che hanno interessato la cronaca politico-amministrativa di Afragola nel corso
dell'ultimo anno, insieme ad una valutazione compiuta e serena sull'operato dei
"commissari". I fatti degli ultimi giorni, legati alla possibilità
che il Tar della Campania disponga la "chiusura" dell'Ipercoop per una
serie di illegittimità riscontrate nel lungo e tormentato iter amministrativo
che ha caratterizzato la discussa apertura del centro-commerciale, pongono una
serie di questioni anche sulla legittimità della presenza della
"Commissione Straordinaria". In verità, gli
elementi di valutazione che abbiamo, quelli già sostenuti e resi pubblici in
questi ultimi mesi, di fatto, fanno ancor più irrobustire la convinzione che lo
scioglimento del Consiglio Comunale è stato "un'atto politico"
come sostenuto anche dal presidente Fini nell'ultima visita ad Afragola ed
evidenziano come la "regia" di tale efferatezza sia riconducibile a
chi, sul piano politico, aveva interessi a difendere non solo l'affaire Ipercoop,
ma tutta la rete di compra-vendita di terreni effettuata in una zona che ha
visto lievitare i prezzi di quei terreni a dismisura, in un processo di
"compartecipazione" spartitoria che ha visto insieme, altresì,
famiglie latifondiste avvezze alla pratica di compra e vendita di terreni,
determinati livelli professionali e tecnici cittadini, sempre gli stessi,
notoriamente schierati nel centro-sinistra, ambienti camorristici da sempre
presenti nel mercato dei suoli e da sempre in "affari" con detta lobby
politico-affaristica.
Questa "cupola", gestisce da sempre della città, portatrice
di una cultura "camorristica" trasferita negli equilibri politici, ha
avuto anche la capacità di tessere una "salda rete" che ha
imbrigliato l'attuale dirigenza del Comune. Tutto è stato facile, alcuni sono
"vecchi" funzionari comunali, da sempre cooptati in quel sistema di
potere, i "nuovi" sono stati risucchiati grazie ad uno scientifico
gioco di "compartecipazione".
Gli
elementi sono tutti evidenti.
Il territorio gestito in modo assurdo, con i terreni della zona
"F" destinati a strutture di pubblico interesse, pronti ad accogliere
strutture produttive e commerciale senza che sia stata approvata alcuna variante
al Piano Regolatore. Più di trecentomila metri utilizzati per altra
destinazione con il "giochetto" della pubblica utilità di strutture
private. Procedure
discutibili, che mettono fortemente in dubbio l'obiettività dei comportamenti
assunti anche dai "commissari". Come
la mettiamo con le autorizzazioni per la multisala cinematografica dal momento
in cui quelle per il complesso primario, ossia l'Ipercoop, vengono dichiarate
illegittime? Cosa faranno "i commissari", che non hanno neanche atteso
il giudizio in corso presso il TAR, per pronunciarsi su una discutibile
richiesta di ulteriore allargamento del centro-commerciale? A quali interessi
risponde tutto ciò? A quello della città? Lo dimostrino con i fatti, con i
comportamenti, con la trasparenza degli atti.
I
"commissari" con un comportamento che già in altre occasioni abbiamo
contestato, per il metodo e per il merito, decidono di avviare le procedure per
il "nuovo" Piano Regolatore Generale. Con chi si confrontano? Non si
sa. Affidano l'incarico all'Ufficio tecnico comunale, a quegli stessi uffici che
se "valutati", così come indicano le normative legislative sul
funzionamento degli Enti Locali, sarebbero in modo inappellabile dichiarati
inefficienti, inefficaci, improduttivi per l'Ente. Al riguardo basterebbe
chiedere che obiettivi programmati sono stati raggiunti. Se, ad esempio, la
gestione delle opere pubbliche risponde al rispetto dei tempi preventivate ed al
livello delle risorse impegnate. Se poi
ci soffermassimo sulle "capacità" del capo di questa struttura
tecnica comunale, le valutazioni non potrebbero che essere risibili.
Basterebbe al riguardo soffermarsi sul parere che detto "tecnico" ha
fornito sulla vicenda multisala e i provvedimenti e i pareri amministrativi
acquisiti: il contrario di quanto proposto dal funzionario in questione. Tutto
ciò, non dimenticando mai, l'atteggiamento ed i provvedimenti che il
funzionario in questione ha assunto nel corso della vicenda Ipercoop, che,
forse, gli hanno consentito di assumere un ruolo d'interlocuzione anche
"politica" con la controparte, ma a discapito della città, lui che
afragolese non è, neanche di adozione, e che ha contribuito, e non poco, al
consolidamento di una visione "arruffone" del Comune negli ultimi
mesi, anche nel novero della "gestione" degli appalti pubblici.
Invero
non manca occasione di verificare, in proposito, atteggiamenti discordanti, non
sempre lineari ed omogenei, sulla gestione delle gare di appalto e nella
fornitura di beni e servizi. Un "capitolo" delicato di cui ci
occuperemo in altra occasione, sempre per sottolineare la nefandezza dell'azione
amministrativa in atto sulla Casa Comunale.
Può una struttura del genere programmare la nuova pianificazione
urbanistica della città, lontana, non solo da quelle lobby
politico-affaristiche prima delineate, ma dal piccolo interesse famigliare o
localistico che è presente in tutti i dipendenti comunali indicati nel
"gruppo di lavoro" operativo?
Può
una grande città come Afragola, subire la mortificazione di vedere il suo
P.R.G. redatto da persone che non hanno esperienza specifica e che hanno
dimostrato sul campo limiti operativi e di valenza professionale? Anche il
"vecchio" P.R.G., voluto da un precedente "commissario
prefettizio" ebbe illustre urbanisti come estensori e pianificatori. La
pianificazione urbanistica di una città è di quelle occasioni in cui non si
bada al "risparmio" e si mira a dare lustro e valenza professionale
alla proposta da sostenere. Tutto ciò
non ha ispirato i nostri "commissari" che evidentemente rispondono ad
altre logiche ed ad altri obiettivi. Quelle logiche e quegli obiettivi che hanno
mortificato la città assegnandole il marchio dell'infamia anche grazie a chi,
con la camorra e con gli ambienti collegati ha costruito, negli anni, la sua
fortuna professionale e politica.
Per
tutte queste considerazioni è più forte l'augurio per "i
commissari". Un augurio per il 2000, affinché velocemente lascino questa
città che non li merita.
P.S.
- Cari "commissari", per favore fate aggiustare i semafori in
via Amendola, stanno diventando il simbolo dell'inefficienza del Comune… e poi
il "giallo", si adatta al fegato.