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Certamente il teatro!

Il duemila sarà sicuramente il secolo dei servizi e delle telecomunicazioni; secondo me, ad un certo punto, comunicheremo con il pensiero mandando in pensione la "vecchia" telepatia e quindi internet, telefonia fissa e mobile, fax etc. Ma, sentite me… l'unico modo, l'unico mezzo, con cui si comunicherà e ci s'intenderà sempre e comunque bene sarà… il teatro! Si, si, il vecchio e caro teatro. Con il teatro, nei millenni si è sempre detto tutto, soprattutto durante i regimi, quando s'imbavagliava la stampa e come si vorrebbe far tuttora, con la par condicio, anzi dispar condicio, visto che in maniera soft, si vuole far tacere solo una parte di mass-media, quella più libera e democratica, quella per cui non si paga niente nell'ascolto, o lettura o visione, ma è un altro argomento che tratteremo.

Dunque. Lo so, ci siamo messi leggermente in castigo a Natale e tutto sommato forse abbiamo fatto bene no? Avete visto che bolgie? Quanto sperpero di denaro pubblico? Ma anche questo tratteremo. E niente, penso che possiamo sciorglierla la "gloria"… Auguri a tutti noi, siamo nel duemila, auguri generazione di fortunati, non tutti hanno avuto od avranno occasione di cavalcare un millennio. Pensate a Dante, Leonardo Da Vinci, Cristoforo Colombo, Giulio Cesare, Napoleone Bonaparte, Carlo Magno, a… insomma ci siamo capiti.

Il secolo scorso è terminato proprio com'era iniziato, con qualche conflitto nei balcani o dietro di lì, vedi Cecenia. Il secolo scorso è finito proprio com'era iniziato, all'insegna di una profonda instabilità politica, sociale, culturale e l'uomo del novecento ormai tramontato ha dimostrato di aver smarrito il cammino e non ha la bussola per ritrovarlo, così si ritrova, all'inizio del nuovo secolo, senza coordinate o punti di riferimento. Disorientato, lacerato, tentato a chiudersi nel nichilismo od a creare tutt'altri valori che quelli consoni alla sua humanitas. E' andato alla ricerca di se stesso e di un senso da dare alla propria vita in un tempo segnato da terribili guerre mondiali, da feroci dittature che hanno prodotto centinaia di milioni di morti, da persecuzioni individuali e collettive, da guerre civili, da violenze che continuano ancor oggi e condotte con indicibili barbarie.

Le strade che la cultura ed il costume hanno molte volte teorizzato e percorso non sono state quelle di un impegno tenace nella consapevolezza dei limiti dell'uomo, ma anche nella fiducia delle sue facoltà ed aspirazioni. Urge allora valutare e promuovere proposte culturali sempre più chiare e comuni che rivalutino la dignità ed il valore dell'uomo, che è persona e, come tale, intelligente, sempre più libero, teso all'immortalità, fine di ogni progetto e mai mezzo o strumento per altri scopi e finalità. Come dire, un Umanesimo Integrale, con tutti i suoi princìpi ideali e culturali e che non devono rimanere, assolutamente, confinati nell'ambito teorico, ma storicizzati ed inveterati nella quotidianità, promuovendo una conoscenza profonda e solida, senza la quale non vi può essere alcuna presa di coscienza, coniugando forza ideale e presenza storica.

E qui sicuramente il raccordo è problematico e difficile, siamo infatti in un momento in cui non si fa altro che parlare di cultura, ma non si riesce a tenere in pugno, la vita! In realtà ed a ben considerare, esiste uno strano legame tra il rovinio della vita ed i problemi di una cultura che, mai come in questo momento, non coincide con la vita, segnata com'è, dalla fame, dalle guerre, vita distrutta dalle intolleranze più atroci. Occorrerebbe allora, rivedere il concetto di cultura? Forse si… Che non esprima come concetto, appunto, a se stante e cercare di far scaturire dalla cultura idee pregnanti, forti che abbiano indiscutibilmente una forza di vita pari alla forza dei suoi problemi più scottanti? E sia! Che si dia spazio allora, alla vita, alla fede, a tutto ciò che ci fa vivere.

Che si creda, allora, che c'è, esiste dentro ognuno di noi, una forza vitale per mezzo della quale l'uomo vive e progredisce al di là di qualsiasi preconcetto o sistema filosofico, al di là della confusione e del caos, pecularietà del nostro tempo. Occorre che nasca in noi questa nuova idea di cultura, una cultura che si traduca sempre di più, in azione, che possa rinnovarci, ampliando le nostre capacità intellettive, creative, sensoriali, quasi una sfida verso una nuova potenzialità.

Da questa ottica però, va rivisto anche il concetto di civiltà, per cui che sia cultura che si concretizza nella realtà, che sia cultura che sappia guidare le nostre azioni più alte e profonde, le nostre scelte più determinanti e che, sia cultura infine, intesa come anima delle cose e degli eventi voluti dall'uomo o uomini consapevoli. Scindere infatti, il concetto di civiltà da quello di cultura non solo è arbitrario e artificioso, ma a lungo andare conduce, ha condotto, l'uomo, ad avere un'idea altrettanto arbitraria ed artificiosa della vita, la vita stessa, in alcuni momenti è stata privata di quel "quid" che ha dato origine alla civiltà e ha forgiato eroi, titani, semidei, la vita stessa è stata spogliata di quel senso del divino che si ritrova nelle idee e che la innalza al di sopra della ferinità.

L'uomo, per intendersi, deve essere capace di ritrovare nella profondità di se stesso e nell'essenza delle cose la poesia, la magia, propriamente quel quid od imput che ridiano alla cultura la sua vera identità e la sua vera funzione e cioé, essere strumento, energia, forza vitale per penetrare la vita, comprenderla, viverla pienamente. Questo è il pensiero e ma… mentirei a me stesso, da appassionato e praticante quale sono se non andassi fino in fondo e cioé che è il teatro, il vero teatro che sembra, anzi che continua a captare, da secoli, tutte queste forze, queste intese e manifestazioni più prossime ed immediate, della cultura.

E' nel teatro che si crea il momento…, che si ricrea la magia ed i sussulti della vita, distruggendo ogni falsità ed ogni sovrastruttura rivelando l'autentico spettacolo della vita, che non è quella che si manifesta attraverso l'aspetto esteriore degli eventi, e ben si sa, ma quella che resta prigioniera nel suo nucleo più profondo, spesso fragile e sfuggente e non imbrigliabile in nessuna forma, giusto?

Il teatro, nel quale forse va ricercata la fonte primigenia dei conflitti dello spirito umano, il suo svolgersi e mostrarsi, il suo, infine, divenire. Il teatro che servendosi di tutti i linguaggi, gesti, suoni, parole, luce, grida, danza, nasce nel momento in cui lo spirito ha bisogno di dare un nome alle ombre ed ai dubbi che s'affollano attorno e che ha bisogno di dar vita poi, alle altre ombre intorno alle quali si raggruma lo spettacolo autentico della vita, per poter andare ancora al di là e raggiungere la vita stessa. Il vero teatro può sciogliere conflitti, sprigionare forze, liberare possibilità e potenzialità, rappresentare idee, atteggiamenti dello spirito, aspetti della natura e tutto ciò, nel modo più effettivo e concreto.

Il vero teatro sottende l'anelito dell'uomo alla libertà, alla dilatazione dei confini temporali e spaziali che lo imbrigliano, all'infinito ed in eterno! Il teatro allora… come sfida contro ogni tentativo di chiusura nei confronti di quel mistero terribile e mirabile che è rappresentato… dalla vita umana!