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Tutti coloro, che hanno sempre creduto nell'inettitudine e nella mancanza di volontà del popolo adolescente, si ricredano ed approdino nel nuovo millennio con la chiara coscienza delle possibilità e del valore degli adolescenti.

Un'evidente testimonianza di quanto detto può essere offerta dal gruppo teatrale, formato da attori emergenti, chiamato Laboratorio '99. Questo gruppo è composto interamente da alunni dell'ITCG di Afragola ed è guidato dal professor Azzoni; un gruppo che ha radici scolastiche, ma uno sviluppo nettamente differente. Infatti i ragazzi si servono dell'edificio scolastico per riunirsi e provare, però il loro scopo finale non è limitato ai termini scolastici.

Laboratorio '99 è una compagnia formata appunto nel 1999 dal professor Azzoni che, appassionato di teatro, ha inculcato questo amore nei suoi ragazzi inducendoli a cimentarsi nel mondo dello spettacolo. I ragazzi hanno accolto bene la notizia dimostrando impegno e talento. Così il professor Azzoni ha pensato di far partecipare il suo gruppo ad un concorso chiamato "La base dell'icerberg" che ha sede al teatro Leopardi di Napoli. Questa rassegna offrirà spazio a nuovi gruppi, da cui emergeranno nuovi volti; infatti lo stesso professor Azzoni afferma: «E' una buona esperienza per chi si avvicina al teatro. E con un'esperienza del genere si potrebbe anche portare questi spettacoli in diversi ambienti afragolesi».

Per poter partecipare a questa rassegna è stato scelto, come lavoro da rappresentare "Ubu… amore mio”, una favola scritta dal filosofo e pensatore ottocentesco Jarry. Il testo ha letteralmente rivoluzionato il teatro borghese introducendo espressioni e concetti che molto tendevano alla modernità.

E' la storia di Ubu e sua moglie, due avventurieri che girano il mondo portando rovina e sgomento. Attentano, infatti, alla corona di ogni Stato che li ospita. Riescono sempre nei loro intenti, tranne quello di arricchirsi a dismisura, è perciò che continuano i loro viaggi e pare che nessuno possa fermarli… .

Il lavoro è surreale, sviluppa temi classici quali il conflitto tra il bene e il male, ma estremizza tutto. Anche la coppia di madre e padre Ubu è esageratamente goffa e ridicola. Sembra, per alcuni tratti, ricalcare gli shakespiriani MacBethe e Lady MacBeth.

Ma le analogie con il famosissimo drammaturgo inglese non terminano qui, infatti il professor Azzoni, notando motivi di fondo molto simili a quelli dei drammi di Shakespeare, ha inserito molte sue riflessioni nel lavoro, variandone sensibilmente il tema di base.

Ma a differenza del MacBeth di Shakespeare qui, nella favola di Jarry Ubu e la moglie non vengono puniti, né tantomeno le loro coscienze soffrono per le atrocità commesse. Tutto è all'insegna della più estrema ironia.

- Professor Azzoni perché ha scelto proprio questo lavoro?

«Ho deciso di mettere in scena questo testo partendo dall'idea che gli Ubu sono sempre tra noi, essi ci saranno sempre, perché in fondo una parte di loro la riconosciamo in noi stessi, almeno nei pensieri estremi!».

Così martedì 21 dicembre 1999 il gruppo Laboratorio '99 ha debuttato al teatro Leopardi di Napoli. I ragazzi hanno provveduto a tutto; luci, scenografia, effetti luminosi e sonori… realizzando deliziosi giochi di luci ed ombre. Ovviamente hanno lavorato nell'ambito del cosiddetto teatro povero, costituito cioè da pochi elementi scenici e pochi attori…, tuttavia tutto ciò è servito ad esaltare la bravura e il talento dei giovani attori, poiché il pubblico era attratto soltanto da essi.

E quest'ultimi hanno regalato uno spettacolo davvero entusiasmante mostrando capacità e devozione degni dei più maturi professionisti.

E' nostro dovere quindi omaggiarli e complimentarci con loro menzionando ad uno ad uno gli attori: Ciro Longobardi, Luca Mini Chini, Raffaele Palumbo, Maria Grazia Chiariello, Salvatore Rocco, Antonio Incoronato, Pasquale Daniele, Francesco Buonocore, Valentina Luongo. Ad maiora ragazzi! Ed infine, non possiamo dimenticare i bravissimi tecnici, gli organizzatori Antonio Di Maso, Angelo Capece, Domenico Tuccillo e Pacifico Laezza.

In una città come Afragola l’esigenza d’impianti sportivi è resa fondamentale sia per soddisfare le esigenze delle società sportive, sia per i singoli cittadini che amano lo sport ma non lo praticano come professionisti bensì da appassionati.

Da questo punto di vista non notiamo una grande carenza se non per la ordinaria manutenzione di queste strutture, sia interna che esterna, come si nota dal cumulo di immondizia nello spazio antistante lo stadio comunale Moccia ed anche dai cespugli lungo il muro esterno del campetto adiacente.

E’ comprensibile che per brevi periodi di tempo ci siano delle carenze strutturali in alcuni impianti, ma delle volte ci chiediamo come sia possibile che in complessi così importanti vengano a mancare i requisiti minimi di igiene, in quanto un intervento di così banale manutenzione dovrebbe essere normale in una città civile.

Invece dobbiamo assistere a questo spettacolo quotidianamente rendendoci tristemente conto che anche quando le strutture ce l’abbiamo, per una ragione o per un’altra, non le utilizziamo come dovremmo.

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