Intervista a Michele Caiazzo
Nel vederselo passare accanto si avverte quasi una sensazione di
soggezione, causata da quell’aria da ‘primissimo’ cittadino e da quel
senso di distacco
- Buongiorno, Sindaco Caiazzo. Risponde sempre in modo sincero alle
domande dei giornalisti?
«Se
le domande sono sincere, si».
- Gradisce di più i complimenti dei ruffiani o le critiche obiettive?
«Le
critiche obiettive.»
- Ammette di essere, come qualcuno dice, un po’ arrogante,
presuntuoso, accentratore?
«Assolutamente
no. Sono solamente una persona che lavora sodo.»
- Con quale criterio sceglie i suoi collaboratori? Intendo dire: quali
virtù devono possedere?
«Innanzitutto
devono possedere buone capacità e in particolare spirito di dedizione al lavoro
e all’impegno, e non devono solo rispondere a logiche di appartenenza e di
fedeltà.»
- E quali caratteristiche devono avere i suoi ex avversari politici per
poter diventare suoi collaboratori?
«Io
non sono mai stato alla ricerca di avversari politici. Del resto ritengo
positivo il fatto che delle forze che appartengono alla stessa area politica,
nonostante alcune divergenze, anche successivamente a delle contrapposizioni,
riescano a mettersi d’accordo su una comune base programmatica e lavorare
insieme su uno stesso progetto».
- Dovendo fare un bilancio dei trascorsi quattro anni e mezzo di
amministrazione, che voto si darebbe?
«Non
spetta a me dare voti.»
- Prezzolini diceva che “l’impegno è l’incitamento alla bugia di
gruppo”. Lei è d’accordo?
«Non
sono d’accordo. Ritengo che l’impegno sia una cosa nobile e che, anzi, ci
sia bisogno di più persone che si diano da fare per la collettività.»
- In base a quale criterio giudica un’opera pubblica?
«Sono
tanti: la capacità di soddisfare i bisogni della gente, l’economicità, la
durevolezza, ecc. Noi stiamo lavorando cercando di impiegare nel modo più
saggio possibile i fondi della collettività.»
- Lei accetta il paragone tra un buon Sindaco e un buon padre di
famiglia?
«Per
molti aspetti si, anche se il Sindaco amministra una comunità molto più vasta.»
- E come giudicherebbe un padre spendaccione, tutto forma e poca
sostanza?
«Non
lo giudicherei bene, ma penso che questo non sia il caso di Pomigliano d’Arco.»
- Secondo lei, l’uomo medio è più fedele alla moglie o al
matrimonio?
«Ad
entrambi.»
- Le piace più la politica fatta sui banchi o... quella fatta sotto i
banchi?
«Mi
piace la politica fatta tra la gente.»
- Cos’è che l’ha rammaricata di più: il fallimento del sistema di
raccolta differenziata, le proteste dei commercianti o il fatto che, nonostante
la nuova e così ‘cara’ piazza Primavera, il vecchio ‘angolo’ sia ancora
il luogo di ritrovo dei giovani pomiglianesi?
«Innanzitutto
la raccolta differenziata non è fallita: è un sistema avviato da poco e che
sta lentamente decollando. Relativamente alle proteste dei commercianti, è
chiaro che ognuno giudica le cose dal proprio punto di vista. Quello che le
posso dire, però, è che in questi anni a Pomigliano c’è stato un notevole
incremento delle attività commerciali, con l’apertura di molti negozi. Per ciò
che riguarda ‘l’angolo’ come punto di ritrovo, le faccio osservare che le
aree pedonali, come la stessa piazza Primavera, sono anch’esse notevolmente
frequentate.»
- Lei condivide il motto “chi sta con lo zoppo impara a zoppicare”?
«No.
Io credo che chi ha dei propri principi e dei propri valori e si comporta in
modo coerente non si fa influenzare da chi gli sta attorno.»
- E lei ha mai zoppicato?
«In
che senso?»
- ...avrà avuto a che fare, nella sua carriera, con soggetti politici
che non seguivano proprio la dritta via...
«Io
ritengo di appartenere alla categoria a cui facevo riferimento: ho un mio quadro
di valori e di principi, rispetto ai quali mi comporto in modo coerente. Solo
chi non ha questa saldezza etica rischia di farsi influenzare.»
- Com’è il suo rapporto con Dio?
«Ottimo.
Anche se non sono un assiduo praticante, mi ritengo un cristiano.»
- E con la Chiesa?
«Ho
ottimi rapporti anche con le istituzioni ecclesiastiche.»
- La politica pomiglianese ha più bisogno di mediatori o di contraenti?
«Né
degli uni, né degli altri. Credo che la politica pomiglianese abbia bisogno di
protagonisti, di persone che si diano da fare per il bene comune.»
- E’ d’accordo con Dumas quando dice “La politica è l’arte di
servirsi degli uomini facendo credere di servirli”?
«No.
Per me la politica è impegno sociale.»
- Di quale dei partiti avversari ha maggiore stima?
«Mi
dovrebbe prima chiarire chi sono i ‘partiti avversari’.»
- ... mi riferisco a quelli che non l’hanno appoggiato e che non
l’appoggiano tuttora.
«Ho
ottimi rapporti personali con molti elettori e militanti di AN, per esempio. Tra
l’altro ritengo che il confronto politico dovrebbe sempre più spostarsi sui
fatti concreti piuttosto che su questioni di ordine ideologico. Quando ciò
accade può capitare anche di avere rapporti positivi con gli avversari.»
- Anche in politica le bugie hanno le gambe corte?
«Cortissime!»
- Mi ha risposto sinceramente?
«Credo
di si. Non ho alcun motivo per non rispondere sinceramente alle domande.»
Castello di Cisterno all'alba del 2000
Il 14 gennaio è il giorno consacrato al culto di S. Felice, martire della chiesa e santo protettore della città di Pomigliano. A sottolineare l’importanza di questa ricorrenza sta proprio il carattere festivo della data nel calendario pomiglianese.
Il culto del patrono ha in sé un valore spirituale e culturale profondo e di grande significato per la storia e la cittadinanza pomiglianese. Proprio pochi mesi fa, si celebrava la festa autunnale del santo, un appuntamento divenuto oramai abituale, di grande interesse non solo religioso ma anche folkloristico e culturale.
In molti ricorderanno il programma delle manifestazioni curate dal Comitato Organizzatore della parrocchia di San Felice in Pincis. Una settimana, quella dal 22 al 28 settembre allietata da giochi popolari, spettacoli e mostre.
Il culto di San Felice rimanda ad un percorso insieme storico e spirituale fra i luoghi simbolo della “cittadina dei pomi”, primo fra tutti la chiesa di San Felice in Pincis. Le notizie sull’origine della cappella restano tuttavia discordanti.
Alcuni documenti fanno risalire la data al 1100, altri la posticipano addirittura di quasi quattro secoli, ovvero all’epoca della sua ristrutturazione per volere del nobile Galeazzo di Costanzo di Napoli, che vi esercitava il diritto di patronato laico. Pare che a seguito della restaurazione della chiesa di S. Paolino, S. Felice sia stata abbandonata e che vi sia stato trasferito il culto del patrono.
Intorno ai primi del ‘700 si diede inizio alla costruzione dell’attuale Torre dell’Orologio, in origine nata per ospitare il culto di San Rocco, ma mai completata e consacrata.
La Torre fu per un certo tempo adibita a forno pubblico fino a quando nel 1844 furono elevati i due piani superiori: allora vi fu posizionato l’orologio pubblico che anticamente si trovava proprio sulla facciata della chiesa di San Felice.
Sempre nel ‘700 si assiste ad un radicale rifacimento della struttura architettonica della chiesa: nel 1783 fu rifatta la cupola, poi rinnovata nel 1915 a seguito di profonde lesioni subite, assumendo l’aspetto che conosciamo oggi. Non originaria è pure la pianta attuale di tre navate, ottenuta aprendo comunicazioni tra le cappelle laterali, prima isolate da cancelli.
La chiesa è un mirabile esempio della stratificazione e della coesistenza di stili architettonici differenti: dalla facciata in stile romanico, all’interno barocco; dalla cupola michelangiolesca, all’antichissimo campanile. Accanto all’altare maggiore eretto nel 1748, vi è la statua di S. Felice. Nel coro in alto fa splendida mostra un quadro di San Felice in gloria, risalente alla fine dell’Ottocento.
Nel giorno del patrono, merita di essere ricordato un altro Felice, illustre pomiglianese e rappresentante della cultura ecclesiastica: l’abate Toscano, protagonista, assieme al letterato Vittorio Imbriani delle vicende storiche e politiche della Pomigliano del secondo Ottocento.
L’abate Felice Toscano, nativo di Pomigliano aprì nel 1846 a Napoli una scuola privata di filosofia e di matematica, aderendo con entusiasmo al pathos patriottico del pensiero di Gioberti. Fu professore ordinario di filosofia nel Liceo Vittorio Emanuele II, Cavaliere ed Ufficiale della Corona d’Italia, nonché socio dell’accademia pontaniana.
Sensibile alla questione dell’educazione del popolo, fondò e mantenne l’asilo d’infanzia “Duchessa d’Aosta”.
Prima
di tutto la sicurezza. Per le forze alternative a quelle di Governo - a Roma,
come a Napoli, come a Pomigliano d’Arco - è una scelta chiara, perché senza
sicurezza non vi è possibilità di esercitare nessuna delle libertà
costituzionali: libertà di incontrarsi, di intraprendere, di lavorare.
In una sola frase, la libertà di vivere. Nei mesi scorsi abbiamo rinnovato la
denuncia della pericolosità dell'offensiva criminale.
La
sinistra al governo, invece, minimizza puntualmente l'allarme parlando di
"strumentalizzazione". Il Ministro di Giustizia Diliberto si è
impegnato per l'abolizione dell'ergastolo e per l'accoglienza di terroristi come
la Baraldini, mentre occorrerebbero provvedimenti come il ripristino del carcere
duro per i mafiosi (art.41 bis), più rigore per i delinquenti (riducendo i
benefici che hanno aperto le porte del carcere a sequestratori e rapinatori),
norme più severe contro la detenzione di droga, solidarietà con le vittime
della criminalità con interventi anche economici in difesa di chi viene colpito
dal racket e dall'usura.
Ed
allo stesso modo il Sindaco Caiazzo - noncurante del 4,8 datogli dai
pomiglianesi nella lotta alle illegalità - ha fatto votare una mozione
sostenuta da forze, come Rifondazione Comunista, che tentano di comprendere le
ragioni dei ‘poveri microcriminali costretti dalla società a delinquere’.
Oggi non bastano più le parole, e forse nemmeno le pur necessarie proposte
tecnico - giuridiche. Occorre, prima di tutto, sconfiggere l'impostazione
lassista, perdonista e buonista che affonda le sue radici nella cultura di
sinistra fino a ieri impegnata a negare l'emergenza criminalità e, ancora oggi,
decisa a concedere sanatorie indiscriminate alla immigrazione clandestina.
Pomigliano
d’Arco non è certo paragonabile alle grandi città italiane per la
circoscritta ampiezza dei fenomeni di delinquenza e microcriminalità. Tuttavia,
nella nostra città, non sono da sottovalutare l'esistenza di fatti,
comportamenti, azioni, che non rientrano perfettamente nei canoni del comune
senso civico o che si pongono addirittura fuori dalla legalità. I cittadini, più
volte, stigmatizzano anche con interventi sulla stampa, episodi di mancata
osservanza delle vigenti leggi.
In
particolare sono stati più volte portati all'attenzione pubblica atti di
microcriminalità che impediscono lo svolgimento di un sereno vivere e di un
tranquillo operare; è stata più volte evidenziata l'emergenza del fenomeno
extracomunitario illegale, che inevitabilmente risulta pericoloso e quindi anche
preoccupante in quanto detta ‘manovalanza’ viene impiegata dalla camorra
soprattutto nel contrabbando di sigarette e nello spaccio di droghe; sono stati
più volte messi in luce i pericoli derivanti dalla continua inosservanza del
codice della strada, specie lungo alcuni assi cittadini (il Comune di Pomigliano
- preoccupato della velocità tenuta soprattutto a via Nazionale delle Puglie -
ha speso fior di quattrini per acquistare un autovelox utilizzato molto
raramente).
A
tale proposito l’istituzione del servizio del Vigile di Quartiere avrebbe il
compito di controllare più assiduamente il territorio mettendo il cittadino
nelle condizioni di avere uno o più agenti quali referenti locali
operativamente visibili. Mentre, malgrado la carenza di risorse umane,
attraverso l'istituzione degli ausiliari del traffico, si potrebbero
"liberare" agenti per garantire la piena vigilanza sul territorio
assegnato.
Il
Vigile di Quartiere dovrebbe essere "operativamente visibile" come
riferimento e deterrente; attivare controlli sugli assi viari di particolare
importanza; verificare situazioni
segnalate dai residenti anche attraverso un rapporto fiduciario ed una
conoscenza profonda delle situazioni che caratterizzano le differenti zone della
città; controllare le prescrizioni contenute nelle ordinanze sindacali;
presidiare in maniera fissa l’area Stazioni. Il tutto operando costantemente
in contatto con il Comune e, in alcuni casi, collaborando attivamente a momenti
di lavoro intersettoriale realizzati con assistenti sociali, educatori
professionali, associazioni di volontariato, scuole e parrocchie.
Purtroppo
sembra proprio che a Caiazzo & C. tale organismo non interessi affatto. Non
è lontano il tempo in cui venne battuta la sinistra che predicava il disarmo
della Polizia e pensava che "la proprietà è un furto".
Oggi
tocca ancora sconfiggere una sinistra immeritatamente al governo, incapace di
assicurare condizioni di serena e civile convivenza nei quartieri e nelle città.
Il
2000 ha sempre evocato, nella mente di ognuno di noi, un sentimento di pienezza
e completezza, che, in genere si prova per tutte le cose che appartengono alla
sfera del misterioso, dell’imponderabile, dell’imprevedibile.
Quest’alba
tanto attesa, quest’alba che abbiamo immaginato vestita di colori e speranze,
altro non sarà che una scialba alba, dal punto di vista politico
amministrativo, qui a Castello di Cisterna. E non poteva essere diversamente,
visto il perpetuarsi di un’attività amministrativa incapace di creare delle
linee guida progettuali che proiettino Castello di Cisterna verso una dimensione
di modernità.
Invece
tutto si svolge nel maldestro e patetico tentativo di fare apparire normale ciò
che normale non è. Le tante questioni generali mai affrontate, come le
politiche sociali, culturali, occupazionali e quelle relative all’integrazione
tra diversi gruppi sociali del territorio, le politiche per l’infanzia
dimenticate, i bilanci, tenuti nascosti alla cittadinanza, e sempre più ricchi
di storni di varia natura, caratterizzano fortemente l’anomalia di una giunta
e di un’amministrazione troppo impegnate nel tentativo di tessere un
equilibrio fra parti inconciliabili.
E
intanto per fare quadrare il cerchio si ricorre a quell’astuzia atavica, che
attraverso comportamenti e pratiche ingannevoli e artificiose (rapidamente
apprese anche dai neofiti della politica locale) alla fine riesce a realizzare
le meschine ambizioni dei membri di un’amministrazione che in dieci anni non
ha saputo produrre altro che disagio, arretratezza e opacità della vita
amministrativa, ignorando gli interessi primari di questa comunità che
dovrebbero coincidere con la costruzione di una forte coscienza civica e la
crescita dei livelli di civiltà e cultura sul territorio.
Purtroppo
è mancata l’inclinazione culturale giusta per realizzare effettui
diametralmente opposti a quelli che oggi sono sotto gli occhi di tutti. Anche se
molti, solo per uno stupido spirito di cordata, in difesa di quei miseri
favoritismi paventatigli, fanno finta che tutto vada bene.
La
crescita di Castello di Cisterna appare bloccata dalla scarsa attitudine per la
costruzione del bene comune mostrata dai suoi amministratori. Il loro slogan
elettorale, che introduceva un misero programma, non avrebbe dovuto essere
‘continuità, concretezza e trasparenza, bensì: continuità, negligenza ed
offuscamento. Ma tutto ciò appartiene ad un paese normale. Come è normale una
scuola dove in qualche plesso manca ancora la mensa. E dove i progetti di
attività extra-didattiche sono un’illusione che si risolve nella
rappresentazione del presepe vivente, affidata però alla clemenza delle
condizioni meteorologiche. Come normale è la condizione giovanile, ancor più
aggravata dal dramma della disoccupazione: e non c’è traccia di progetto o
intervento dedicati a questo problema. Come normale è l’aumento della
microcriminalità, dove la sicurezza dei cittadini e dei membri della stressa
giunta sono è messa a repentaglio.
Eppure
si fa finta di niente, si lascia cadere il problema. Come normale è
l’inesistenza di una politica sociale e culturale, rappresentata da minimi
interventi a carattere puntiforme. Come normale è la condizione in cui versano
le casse comunali per i numerosi prestiti effettuati, obbligando il cittadino ad
un esborso fra i più elevati in assoluto per tariffe e tributi. Come normale è
la situazione dei lavoratori socialmente utili, che non riescono a intravedere
alcuno sbocco o progetto che gli possa ridare speranza e fiducia per il futuro.
Come
normale è l’allontanamento dei cittadini dalla vita amministrativa, ignorando
ogni tipo di informazione possibile nei loro confronti, arrabbiandosi quando
l’informazione sono gli altri a farla. Come normale è la prossima nomina di
altri due assessori, che costeranno a tutti altri 30 milioni all’anno di
spese, o la nomina (facoltativa!) del Presidente del Consiglio comunale (e già
circola il nome di chi sarà: un personaggio assai discusso che avendo rivestito
per tanti anni il ruolo di Assessore è stato messo da parte in questa fase, ma
lo si sta per ripescare a spese della collettività). Ciò è tutto normale, qui
a Castello di Cisterna.
Ed
in un paese normale (così dicono) l’amministrazione ha il dovere di
rilasciare le certificazioni, pretendere i tributi, di tanto in tanto riparare
gli ascensori, e qualche volta pure i lampioni,... ma per tutto il resto è
meglio sperare nell’aiuto di Caritas ed Azione Cattolica.
*Consigliere
comunale di AN a Castello di Cisterna
Notizie in pillole
Tina
Piccolo è nata a Pomigliano d'Arco (Na) ove è domiciliata alla Via Rossini, 14
- Tel. 081.8033459. E' insegnante, Sindacalista, Formatrice IRRSAE, poetessa e
fine dicitrice. Ha pubblicato diversi volumi e collabora con numerose riviste.
Hanno
parlato di lei illustri critici. Vincitrice di oltre 700 premi in agoni
letterari nazionali ed internazionali, ha rappresentato l'Italia al Congresso
Mondiale di poesia in Messico nel 1993. Ha fondato, con orgoglio ed amore, il
Premio Internazionale "Città di Pomigliano d'Arco" per la poesia, la
narrativa, la grafica e la foto d'arte, che premia anche personaggi dello
spettacolo, del giornalismo, della televisione e della scienza.
Quest’anno
il Premio è arrivato alla sua V Edizione - scadenza 30.01.2000 - ed è
suddiviso in tre sezioni:
Poesia:
si partecipa
con una o più liriche in lingua o in vernacolo, edite o inedite, di massimo 40
versi o con una silloge, in 5 copie (massimo 10 liriche).
Narrativa:
si partecipa
con un libro edito dal 1980 ad oggi, con una novella edita o con un dossier su
tematiche varie.
Fotografia:
inviare una
fotografia, a tema libero, con il formato a scelta.
La
quota di partecipazione è di £. 30.000 per ogni presentata e va versata a
mezzo vaglia postale a Tina Piccolo - via Rossini n. 14 - 80030 Pomigliano
D'Arco (Napoli).
Ai
vincitori saranno assegnati splendidi trofei, medaglioni d'argento con pergamena
d'onore; ai segnalati con menzione d'onore o di merito: targhe e medaglie. Premi
speciali saranno assegnati a giornalisti della carta stampata, della radio e
della televisione, nonché a personaggi dello spettacolo, della cultura e della
medicina. Per ulteriori informazioni telefonare al n. 081.8033459.
Il
Premio "Città di Pomigliano d'Arco è patrocinato dal Comune di Pomigliano
d'Arco, dalla Regione Campania e si avvale della collaborazione di numerose
testate giornalistiche e riviste letterarie, tra le quali citiamo: Roma, Il
Mattino, Repubblica, Cronache del Mezzogiorno, La Verità, Il Corriere di Roma,
Fiamme d'Argento, America Oggi, Miscellanea, Nuovo Maestrale, Ribalta,
Bacherontius, Fiorisce un Cenacolo, Penna D'Autore, Il Ponte Italo-Americano,
Punto di Vista, La Finestra, Nuova Città, La Strada, Verso il Futuro, Il
Tecnologo, Il Club degli Autori, Poeti nella Società, Cronache Italiane, Il
Giovedì, ecc.
Si
avvale, inoltre, dell'adesione speciale della RAI, di Televomero, Canale 21, di
emittenti radiofoniche e della collaborazione delle Accademie "Neapolis"
(Na) "A. Grassi" di Salerno e dell'A.S.C.A.M.E.S. (Sicilia).
Sport
R.
MARIGLIANELLA: P. Esposito, Scuotto, Gervasio, Iannillo, Polento, Ruotolo, Iossa,
A. Esposito, Mucca, Principato, De Rosa. All. Mauriello.
PARTENOPEA:
Testa, Visone, Velleca, V. Di Somma, Leone, Arinori (20’ Cappiello), De Cicco
(50’ De Luca), Bevilacqua, De Falco (75’ Aveta), Di Costanzo, P. Di Somma.
All. Giobbe
ARBITRO:
Magnifico, di Caserta
RETE:
Principato (25’ rig.); De Luca (76’)
Partita
non bella quella giocata a Brusciano dalle due squadre leader del Girone C del
campionato di prima categoria. A passare in vantaggio sono i padroni di casa,
che a metà del primo tempo mettono a segno con Principato un rigore dovuto ad
un fallo del portiere della Partenopea. A questo punto il Mariglianella era
virtualmente in testa alla classifica. Ma la squadra allenata da mister Giobbe
si getta all’attacco, pur se deve attendere il 75’ per strappare un
importante pareggio su bel tiro diagonale di De Luca. Sul finale molti calci di
punizione, anche dal limite, che il Pomigliano avrebbe potuto sfruttare meglio.
Risultato comunque giusto, ma che porta il Pomigliano a dover dividere la vetta
della classifica con il Torregaveta, che - come da pronostici - a tempo di
record ha chiuso dopo 30secondi la partita con il Nuovo Trecase. Prossimo
incontro del Pomigliano in casa.
CAMPIONATO DI PRIMA CATEGORIA - GIRONE C
RISULTATI 09.01.2000
AFRAGOLA 92 - ACERRANA
1-6
BARANO - BRUSCIANESE
0-0
N. B.
MARANO - BALSAMO
1-2
CARDITESE - S. ROCCO MARANO
2-0
MARIGLIANELLA - PARTEN. POMIGLIANO
1-1
N. POL. MARANO - RONDINELLA
2-2
ISOLA DI PROCIDA - ASCOM CASORIA
0-0
N. TRECASE - TORREGAVETA
0-1
CLASSIFICA
TORREGAVETA
25
PARTENOPEA POMIGLIANO 25
ACERRANA
24
R. MARIGLIANELLA
24
RONDINELLA
20
N.P. MARANO
20
ASCOM CASORIA
19
I. PROCIDA
16
CARDITESE
14
BALSAMO C.
13
BARANO
13
BRUSCIANESE
11
N.BOYS MARANO
11
S. ROCCO MARANO
11
N. TRECASE
8
AFRAGOLA 92
2
na serata di musica e spettacolo quella offerta domenica scorsa nei locali dell’Aula Consiliare del Comune di Pomigliano. Le sonorità suggestive e godibili della musica jazz hanno pervaso per una sera un locale solitamente teatro di ben altra musica, quella certo più noiosa dei dibattiti politici. La sala ha dimostrato un’inaspettata quanto soddisfacente acustica, e le ore dell’evento musicale sono così trascorse rapidamente sotto lo sguardo e l’ascolto attento del pubblico accorso.
Il concerto della Paco Jazz Band, nota formazione diretta dal maestro Pasquale Bassolino, ha proposto un ricco programma di musica jazz, sfoderando un repertorio di diciotto brani di grandi jazzisti. Pezzi come “Milestones” di Miles Davis, “It don’t mean a thing” e “I’m beginning to see the light” di Duke Ellington, o “Everybody’s everything” di Carlos Santana, giusto per citarne alcuni. La band nasce cinque anni fa grazie a un’idea dei maestri Bassolino e Imparato ed alla collaborazione del Centro di Alta Specializzazione Musicale.
La formazione annovera ventuno musicisti professionisti ma si è avvalsa nella sua carriera anche della collaborazione di musicisti stranieri. Una carriera prestigiosa quella dalla Paco Jazz Band, che in nemmeno cinque anni di attività ha già registrato la partecipazione a note rassegne come il “Terracina Festival”, la “Rassegna Internazionale di Amalfi”, la “Rotonda sul mare” sponsorizzata dal Comune di Napoli.
Oltre ai consensi della critica, la band ha sempre riscosso notevole successo nella risposta del pubblico. Il suo stile si ispira alle grandi orchestre che hanno fatto la storia del jazz, esaltando le gradevoli sonorità di un genere musicale inalterato nel suo distintivo carattere melodico, ma sempre aperto all’abile commistione con i più svariati generi musicali, grazie agli arrangiamenti curati dal direttore d’orchestra.
Nell’organico della Paco Jazz Band diretta dal maestro Pasquale Bassolino figurano diciotto musicisti: i sassofonisti Claudio Cardito, Francesco Lipari, Lello Palma, Maurizio Saccone e Anna Seraponte; ai tromboni Gianfranco Cuomo, Matteo Riveccio, Fabio Di Maio e Rosario Tramontano; alle trombe Guglielmo D’Adamo, Michele Imparato, Giovanni Remini, Mauro Seraponte; pianista Renzo Orefice; bassista Giacomo Pedicini; alla batterista Salvio Vassallo; vocalists Daniela Santorelli e Salvatore Bassolino.