Insieme all'Ipercoop"... Illeggittima anche la "Commissione straordinaria"?
La ripresa delle attività politiche, in avvio del nuovo anno, sono state caratterizzate, oltre che dalle polemiche sui rischi organizzativi del grande Giubileo e sull'utilizzo dei fondi ad esso destinati, dal permanere di un livello notevole di conflittualità all'interno dell'area politica di riferimento della coalizione di maggioranza governativa. A niente sono serviti i proclami roboanti contro i referendum radicali tendenti ad unificare sulla stessa posizione le diverse forze del centro-sinistra, i "dissidi" permangono, non solo tra maggioranza e "Trifoglio" ma, essenzialmente, tra i partners più quotati del centro-sinistra, ossia i Ds e l'Asinello. Infatti, alla vigila del congresso nazionale del partito di D'Alema in corso a Torino, il leader dei Democratici, Parisi, ha lanciato il tema del "partito unico" ulivista dentro il quale far confluire tutta l'attuale maggioranza, con il chiaro intento di condizionare i lavori congressuali degli ex-comunisti e di differenziare, ulteriormente, il suo progetto strategico da quello del duo D'Alema-Veltroni.
E sono proprio i lavori congressuali dei Ds in uno con l'apertura dell'anno giudiziario ad egemonizzare l'attenzione e la riflessione di questa "settimana politica".
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Tre milioni e trecentomila reati penali denunciati. Dei quali due milioni e settecentomila restano senza colpevole. E' in queste due cifre il collasso della situazione dell'ordine pubblico e della giustizia in Italia. I numeri li ha forniti il procuratore generale della Cassazione, La Torre, in occasione dell'apertura dell'anno giudiziario, confermando l'esistenza di una vera e propria escalation criminale: in aumento del 18-20 per cento gli omicidi, le rapine, le estorsioni. La Torre mette sotto accusa l'immigrazione selvaggia che produce illegalità diffusa, confermando, in questo, un'analisi che da molto tempo andiamo sostenendo e dell'eccessivo lassismo del centro-sinistra su questa problematica. Infatti, il pg conferma, con la sua relazione, che la politica dei governi di centro-sinistra è stata catastrofica anche sul fronte dell'immigrazione. Un eccesso di sanatorie e un'azione molto debole che ha portato a ingressi clandestini in massa che hanno finito per incrementare i già elevatissimi livelli di criminalità. Le denuncie che vengono dalla Cassazione confermano che la legge Turco-Napolitano, oggetto di uno dei quesiti referendari all'attenzione della Corte Costituzionale, è sbagliata. Anzitutto perché non ha introdotto il reato di immigrazione clandestina che dovrebbe essere previsto, dotando al tempo stesso le forze dell'ordine e la magistratura di strumenti efficaci per contenere il fenomeno. Del resto erano già noti i dati statistici che segnalavano un incremento vistosissimo degli stranieri condannati in Italia per tutti i reati più diffusi.
La Torre, nella sua relazione, ha evidenziato che nuovi focolai di criminalità in Italia trovano origine e incentivo proprio nell'immigrazione clandestina. "Accanto ad inedite alleanze fra gruppi di importazione e malavita locale, affiorano scontri nei quali la delinquenza straniera si cimenta con quella nazionale nel tentativo di soppiantarla". Sono aumentati i reati commessi da immigrati dove le cosche italiane hanno ceduto spazio a delinquenti stranieri, specialmente albanesi, nello sfruttamento della prostituzione e nello spaccio di droga.
Ma il problema forse di maggior rilievo sollevato dal pg è quello della lentezza dei processi: le condanne europee sono ormai tante che si teme che "Il Consiglio dei ministri dell'Ue adotti la più grave delle sanzioni: ossia sospenda l'Italia dal diritto di voto, emarginandola dal consesso europeo". Infatti, la proverbiale lentezza della macchina giudiziaria italiana è stata al centro della lunga relazione del pg Antonio La Torre, che ha definito "a dir poco avvilente" la situazione del nostro Paese, soprattutto se messa a confronto con quella dei partners europei.
«Abbiamo il non invidiabile primato del più alto numero di ricorsi e di condanne in sede europea tanto da trovarci oggi nella umiliante condizione di "sorvegliati speciali"».
Orbene, se questo è il dato non ci vuole un grande sforzo di fantasia per dedurne che l'apparato giudiziario continua a non funzionare e per registrare come riforme condivise, o non ostacolate, quali l'introduzione del giudice di pace e l'istituzione di sezioni stralcio per lo smaltimento dell'arretrato civile, pur dimostrandosi utili, non hanno guarito la giustizia italiana e per prevedere che anche il giudice unico non produrrà l'atteso miracolo. Negli ultimi anni, abbiamo assistito a proclami ed al sostegno di processi di "riforma a costo zero", che hanno di fatto impedito l'adeguamento dell'organizzazione giudiziaria alle nuove esigenze lasciando cadere nel vuoto le richieste di investimento in uomini, mezzi e strutture indispensabili acché i nuovi istituti e nuovi giudici possano in effetti dare il contributo ed i risultati che da loro attendiamo.
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Le grandi aspettative che aveva suscitato il congresso dei Ds, ancora in corso a Torino, sono state smorzate dalla relazione iniziale di Veltroni, che ha rispecchiato in pieno la sua anomala "personalità" di falso buonista. Esordendo con l'annuncio di un velleitario obiettivo, quello di "costruire un grande partito della sinistra riformista, capace di essere il primo partito del Paese", il segretario diessino contraddice la linea politica che aveva relizzato il D'Alema-bis. Quindi, niente Ulivo-2, ritorna, di fatto, in auge la "telenovela" del centro-sinistra con o senza trattino. Infatti, al riguardo i commenti più duri ed apertamente indispettiti, sono venuti da Parisi che vede "il rischio dell'egemonismo che lo stesso Veltroni dichiara di evitare" e da un necessarissimo Mastella che dichiara che "Ci adegueremo di conseguenza. Quindi per noi Veltroni e i diessini sono alleati ma noi saremo sempre di più alleati scomodi".
Insomma, il veilleitario obiettivo indicato da Veltroni nella sua relazione, non si può dire che abbia riscosso un lusinghiero successo tra le forze che compongono la coalizione di centro-sinistra, tant'è che il leader degli ex-comunisti non ha trovato di meglio che dedicare gran parte della sua relazione, nel tentativo di individuare un nuovo nemico al posto dell'ormai esaurito antifascismo, al leader dell'opposizione Silvio Berlusconi. Naturalmente per attacarlo sul tema della giustizia e del conflitto d'interessi, sino ad indicare in Berlusconi l'unico "responsabile politico" dell'instabilità del Paese, presentandolo quindi come il "grande problema" da combattere. Ovviamente, Berlusconi ha ribattuto alle dichiarazioni di Veltroni ed ha affermato che, con la sua "valanga di demagogia e falsità", ha espresso "una accozzaglia di idee male assortite e mal digerite" e si è "appropriato di tutto e del contrario di tutto: un caso stupefacente di trasformismo ideologico e culturale". Il leader di Forza Italia ha detto inoltre che la relazione di Veltroni, " in due ore di chiacchiere vacue e inconcludenti, lontane migliaia di anni luce dai problemi concreti degli italiani l'unica parte politicamente significativa, accolta da applausi, è stata la demonizzazione dell'avversario politico". Nessun progetto, nessuna iniziativa a valenza strategica sostenuta, solo la ricerca dell'avversario su cui coagulare gli strali e le invettive.
Ma il giudizio di merito più chiaro, sui lavori congressuali dei Ds, lo ha dato l'ex segretario Occhetto, sostenendo che si tratta di un congresso finto perché "a Torino non vi sarà un vero e proprio dibattito congressuale". Lamenta, Occhetto, che il patto di non belligeranza siglato tra D'Alema e Veltroni porterà la sinistra alla disfatta. "Fintanto che sono dentro un involucro pattizio, si finirà per arrivare ad una sconfitta. Una sconfitta sia della linea di D'Alema, ormai ampiamente fallimentare, sia della linea ulivista messa a dura prova dai ribaltoni". Occhetto, esclude che si potrà svolgere un serio dibattito in quanto "c'è una mozione in cui stanno insieme D'Alema e Veltroni, quando ogni giorno i giornali evidenziano il fatto che i due sono su linee totalmente diverse".
Se questo è il quadro in cui si svolge il congresso del partito che regge le sorti del Paese, non si può certo esultare per la mancanza di una proposta politica che coinvolga i problemi reali della gente. Con i tatticismi, gli inganni e gli accordi forzati non si fa molta strada, sia in una formazione politica, sia alla guida del governo del Paese.
Dirigente provinciale di AN